The History of Archivia

1080x350 LA STORIA DI ARCHIVIA

LA STORIA DELL'ASSOCIAZIONE

C’è un luogo in alcune stanze, della Casa internazionale delle donne di Roma (via della Lungara 19) pieno di libri, di lettere e documenti, di manifesti e volantini, di striscioni, di video e foto. È il luogo della memoria storica delle donne, il patrimonio storico dei movimenti femminili e femministi, conservato dall’Associazione ARCHIVIA costituitasi ufficialmente nel 2003, grazie all’iniziativa di associazioni formatesi in alcuni casi fin dai primi anni Settanta del Novecento.

Con questa decisione quel gruppo di donne avviò un progetto culturale di grandissima rilevanza: raccogliere, riordinare, salvaguardare, valorizzare, socializzare i materiali della cultura femminista per diffonderne la sua conoscenza. Un’educazione alla cittadinanza vera, quella che non solo include le donne nel corpo sociale con i diritti politici, ma che dà la forza alle donne di decidere del loro destino, del loro corpo, della loro vita.

Un progetto ambizioso ideato dalle donne dei movimenti romani e per le donne di tutti i Paesi e di tutte le Culture. Non è un caso che ARCHIVIA, sia nata all’interno di un progetto di più ampio respiro, la Casa internazionale delle donne, una casa per tutte, dove governa la solidarietà, la formazione, la creatività, lo studio, il dibattito, l’incontro e l’ausilio per tutte.

ARCHIVIA poggia su fondamenta ideali ben solide, è cresciuta su sé stessa, sull’impegno di donne che credono, pur nella pluralità delle posizioni, nella trasmissione dei saperi e il panorama dei saperi nella Biblioteca di ARCHIVIA è vasto, raggiunge anche Paesi lontani dove i diritti delle donne sono ancora calpestati.

Al suo patrimonio storico, formato inizialmente dagli archivi delle associazioni costituenti, si sono aggiunti, nel corso degli anni, i fondi di donne che hanno lasciato tracce consistenti nel tempo e che hanno voluto che tali tracce fossero salvaguardate, riordinate, socializzate e valorizzate dalle donne di Archivia, perché quelle donne riconoscono in ARCHIVIA il luogo naturale dove sarà difeso e messo in luce il loro pezzo di storia che incrementerà il rapporto con altri pezzi di storia. Molte le iniziative culturali, di formazione e di riflessione che negli anni hanno valorizzato i materiali storici e fatto emergere dai vari fondi modi creativi di parlarne o di mostrarne, come per es. con il prodotto multimediale 1945-2005, Roma, città delle Donne (2008, con il contributo finanziario di Fondazione Roma) o nel 2015 con il sito e la app Herstory. I luoghi delle Donne (realizzati grazie al bando Innovazione sostantivo femminile con il finanziamento della Regione Lazio). E i vari pezzi di storia, come nella maggior parte degli archivi personali, sono composti da carte, appunti, lettere, diari, agende (le preziose agende di Edda Billi, per esempio), volumi a stampa e materiale grigio, senza soluzione di continuità tra archivio e biblioteca, da trattare con metodologie di ordinamento diverse, ma che vanno insieme a costituire un patrimonio storico prezioso.

I materiali bibliografici e documentari sono descritti in più reti per dare la possibilità di essere raggiunti da ogni luogo e punto di vista: in SBN, cioè nel Servizio bibliotecario nazionale (12.000 schede circa), in “Archivi del Novecento” degli Istituti culturali italiani in via di trasformazione nel portale nazionale del Ministero per i Beni e le attività culturali e il turismo, dedicato agli Archivi della contemporaneità, e nell’antesignana rete specializzata sulla cultura di genere Lilith (ormai purtroppo desueta e in via di recupero in SBN). Ma sul piano dell’integrazione di merito, come in molte fondazioni, associazioni e istituti culturali, Biblioteca e Archivi sono inscindibili in ARCHIVIA. Il patrimonio bibliografico, formato da oltre 30.000 volumi e 600 periodici storici nazionali e internazionali e dalle riviste correnti del femminismo italiano, apre a un vasto panorama tematico necessario per gli studi della cultura di genere: dal femminismo in tutte le sue diverse declinazioni, teorizzazioni e organizzazioni alla storia dei movimenti politici delle donne, dai gender and women’s studies ai diritti, dal corpo e dalla cura alla sessualità, sino al pacifismo e alle letterature migranti.
Nella Biblioteca di ARCHIVIA, vi è la ‘collezione storica’, sezione composta dalle opere del femminismo internazionale edite tra gli anni Sessanta e Settanta del ‘900, che rappresenta un patrimonio unico in Italia, unicità documentabile nella base dati del SBN. Esempi importanti la biblioteca di Alma Sabatini e la biblioteca del fondo di Simonetta Tosi, rispettivamente per gli studi sulla sessuazione del linguaggio e sulle questioni concernenti il corpo, la salute e la bioetica, due biblioteche che sono inscindibilmente connesse agli archivi delle due studiose femministe.

Tutte ricordiamo le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana risalenti a vari decenni fa, al 1987, di Alma Sabatini, che ci spinge e sostiene ancora oggi dalle sue carte per intraprendere il seguito di quanto lei aveva iniziato, ristrutturare la lingua italiana nel rispetto del femminile. Se è vero che la lingua rispecchia la realtà culturale e sociale ancora oggi non proprio rappresentativa del soggetto donna, è altrettanto vero che attraverso la lingua passa la legittimazione di un soggetto ed è quindi fondamentale che una strada importante da seguire è quella di far sì che la lingua italiana assuma nella grammatica e nei suoi vocabolari i criteri di genere, che significa poi la trasposizione nell’insegnamento della nuova lingua nelle scuole, sin dalla prima infanzia, con la conseguente formazione di nuove generazioni che assumeranno come “naturale” che ci sia un femminile e un maschile. Giungere a questo, cioè a distruggere una parte di quei pregiudizi sottesi alla lingua, che fanno sì per esempio che la donna scompaia nel maschile plurale così come il suo cognome scompariva con il matrimonio fino alla riforma nel 1975 del diritto di famiglia, sarebbe già una evidente vittoria. Grazie alla nostra sempre viva attenzione e grazie a istituzioni che sono state presiedute da autorevoli donne, come per esempio l’Accademia della Crusca, molto si è fatto, ma molto si deve ancora fare. Un’associazione come ARCHIVIA può rendersi, insieme ad altri istituti e associazioni affini, promotrice, coordinatrice e curatrice di progetti di questo tipo, apparentemente solo editoriali, proprio perché ha il sostegno storico e teorico di quanto è già stato fatto, studiato e scritto da altre donne prima di noi.

Numerosi i progetti e le iniziative realizzati in questi anni, seppur scontrandoci con le difficoltà di un settore Cultura che in Italia non permette ad associazioni come la nostra di poter spiccare il volo se non con il contributo volontario di socie e studiose. I contributi delle istituzioni pubbliche pervengono sempre più esigui e saltuari, a fronte dello stato di maggior benessere dei Centri e Associazioni che conservano e valorizzano la documentazione storica delle donne in luoghi d’Italia con maggior attenzione. Si dovrà con determinazione fare in modo che anche la Regione e la città dove viviamo diventino luoghi attenti e possano anch’essi avere risorse da destinare alla salvaguardia e alla valorizzazione della documentazione storica delle Donne. I “tesori di carta”, volendo ricordare il titolo del primo convegno organizzato da ARCHIVIA dopo la sua costituzione, sono stati i fondi delle associazioni costituenti, divenuti fondi archivistici e librari costitutivi di ARCHIVIA, tanto preziosi da essere tutti dichiarati di notevole interesse storico e culturale dalla Soprintendenza archivistica del Lazio (Ministero per i beni e le attività culturali) “per l’importanza che [la documentazione] riveste per la storia politica e sociale italiana del ‘900” (ai sensi del d.lgs. 29/10/1999 n.490, visto il DPR 1409/1963).

Nel corso di questi ultimi anni molte altre donne con legami storici con i movimenti femminili e femministi della seconda metà del ‘900 hanno deciso di donare il loro più o meno consistente fondo ad Archivia.Tra gli ultimi pervenuti e in corso di dichiarazione, l’archivio della giornalista televisiva Ilda Bartoloni per donazione del marito, della scrittrice e giornalista femminista, socia onoraria di Archivia, Adele Cambria, l’archivio della professoressa e militante antifascista Laura Lombardo Radice Ingrao donato da Chiara Ingrao in rappresentanza degli eredi.

Questo continuo arricchimento di fonti di un’associazione scelta tra altre dà la speranza che possa ancora essere messa in atto la finalità culturale di tramandare le fonti storiche delle donne per continuare a formare le donne (e non solo) delle generazioni future. Per questo è necessario l’aiuto istituzionale del MIBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo in tutte le sue diramazioni e della Regione Lazio proprio ARCHIVIA con i suoi beni librari e archivistici è configurata come uno dei luoghi di elezione dei materiali che sarebbero dispersi per la storia delle donne che diedero contributi fondamentali anche fuori dalle associazioni storiche formalizzate come l’UDI il CIF et al. Gli archivi e fondi librari costitutivi, così come gli altri fondi che continuano e continueranno a essere donati da parte di giornaliste, artiste, donne politiche, studiose, militanti, associazioni e così via, hanno diritto a essere tutelati e trasmessi a chi verrà dopo di noi. Affinché questo avvenga è necessario pensarci oggi. Insieme.

IL LUOGO

Quello che l’Ottocento ha nominato Buon Pastore e oggi è la Casa Internazionale delle Donne, nasce nel 1615 come primo reclusorio femminile laico carmelitano dello Stato della Chiesa, denominato Ospizio della S. Croce per Pentite. Vi entravano ex prostitute, adultere, madri nubili, donne con disagi, malmaritate o donne non in regola con gli obblighi religiosi.

Alcuni reclusori (i Conservatori) erano per le pericolanti, (bambine di famiglie sospette di immoralità o eresia, o orfane o vagabonde) talvolta messe nei Rifugi, come alla Lungara. Nell’Ospizio, le Pentite si mantenevano poveramente, cucendo, coltivando l’orto e il frutteto, ricevendo elemosine e piccole doti d’ingresso.

Nella seconda metà del Seicento l’Ospizio diventò il Monastero della S. Croce, prima fondazione del nuovo ordine delle Agostiniane Convertite Riformate o Oblate della Penitenza. Le Oblate vivevano un’esperienza di stampo teresiano e le loro educande vivevano in silenzio e in preghiera, catechizzate, alfabetizzate e addestrate nei lavori di cura o lavori donneschi. Una situazione immutata per tutto il Settecento.
Ridotte a pochissime, nel 1802 le Oblate misero il Monastero a disposizione del Collegio dei Parroci, che v’internò, a suo criterio, adulte e bambine dirette, con criteri volontaristici, da un Patronato di Dame.

Nel 1838, il Cardinal Vicario Carlo Odescalchi affidò la gestione all’ordine vandeano “Nostra Signora della Carità del Buon Pastore”. L’ingresso delle suore francesi avviò un profondo cambiamento nell’organizzazione del carcere monastero, diventato Monastero del Buon Pastore e reclusorio del Tribunale del Cardinal Vicario e, nel 1854, con l’ampliamento dell’edificio, carcere statale dove si scontavano ergastoli e lavori forzati. Entrarono nelle sue celle recluse di altri carceri femminili, patriote e filosofe perseguitate per le loro idee, suore di cui gli ordini volevano liberarsi e donne in transito verso o da il manicomio.

Nel 1895 il Regno d’Italia trasferì il carcere statale a Regina Coeli e affidò la gestione della struttura (diventata un Riformatorio femminile e abitata solo nell’ala secentesca) a una serie di Opere Pie che proseguirono l’operato delle suore. Il Riformatorio monarchico diventò, con la Repubblica, un Osservatorio minorile (Osm), mentre la vendita dell’edificio al Comune di Roma (1941) da parte dell’Opera Pia, si concluse con varie cause legali nel 1983. Quello stesso anno, l’edificio fu assegnato “a finalità sociali, con particolare riguardo alla cittadinanza femminile” e destinato dal Comune, in parte, al Centro Femminista Separatista, costituito da dieci Associazioni e gruppi che in cambio lasciarono la Casa della donna occupata di Via del Governo Vecchio.

Dopo l’occupazione del 1987 – da parte di gruppi e associazioni di donne – dell’ala seicentesca assegnata dal Comune all’Ente S. Croce alla Lungara e la lunga trattativa per il restauro e la destinazione dell’edificio all’associazionismo femminile, nel 2002 è stata finalmente inaugurata la Casa Internazionale delle donne nella quale ha sede Archivia.

1080x350 politiche di valorizzazione

LE POLITICHE DI VALORIZZAZIONE

Le numerose iniziative – convegni, mostre, incontri con le scuole, rassegne di documentari, presentazioni di libri e di tesi di laurea e dottorato, la promozione della lettura anche attraverso la rubrica on line LeggeRete a cura della socia prof. Stefania Zambardino – hanno portato alla visibilità e al riconoscimento dell’Associazione sempre più estesi e consolidati.
Un forte incremento dell’utenza ha caratterizzato l’andamento dal 2005 in poi. Molte le studenti e le laureande e inoltre un’utenza diversificata che va dal docente di storia dell’Università di Sydney alla regista che conduce una ricerca di fonti per girare un documentario RAI, dall’architetto che lavora sui luoghi di reclusione delle donne alla studente liceale che scrive una tesina su Elsa Morante, dalla laureanda in Conservazione della carta alla ricercatrice americana che vuole approfondire i temi del femminismo degli anni ‘70 e così via. A tutte/i ARCHIVIA fornisce materiali, bibliografie, consulenza e contatti.
Per sostenersi economicamente oltre le quote delle socie, ARCHIVIA presenta progetti, partecipa a bandi con alterne fortune, può contare su una partecipazione lavorativa qualificata di socie e consigliere. Fondamentale è stato il finanziamento iniziale della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, oggi Fondazione Roma, così come sono stati importanti gli interventi non sempre regolari di Istituzioni quali il Ministero per i beni e le attività culturali, la Regione Lazio, il Comune di Roma, la Commissione delle Elette del Comune di Roma. Altrettanto significativi per la sua esistenza sono stati i contributi di singole donne, del Trust Nel nome della Donna, del Tribunale 8 marzo, della CGIL Esteri, della Fondazione Una Nessuna Centomila e del Mediterranean Women’s Fund; il sostegno e il riconoscimento della Soprintendenza Archivistica del Lazio, del Polo dell’Università di Roma La Sapienza per SBN, della Tavola Valdese, e della europarlamentare Pasqualina Napoletano.

ARCHIVIA è al centro di una rete di relazioni tra passato e presente, tra donne organizzate, autonome e amministrazione locale e nazionale; istituzione essa stessa in stretto rapporto con la Casa Internazionale delle Donne, che suggerisce, prima nell’immaginario del femminismo romano, ora nella più vasta realtà nazionale e internazionale, un modo diverso di attraversare la cultura e di fare storia. Le donne che presero a suo tempo l’iniziativa hanno lasciato e lasciano ogni giorno una loro grande traccia avendo pensato ARCHIVIA: Anita Pasquali, Ines Valanzuolo, Edda Billi, Gabriella Gianfelici, Maria Paola Fiorensoli, Costanza Fanelli, Maria Pia Pietrantoni, Giovanna Olivieri e Patrizia Sterpetti. A loro va in primo luogo il nostro grazie. Dietro di loro tante donne tra le quali tutte noi, le socie e molte socie onorarie di Archivia che accolgono, formano, continuano a raccogliere materiali che possono aiutare a intessere il filo della memoria.

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