Biennale 1948. Peggy Guggenheim e Venezia
Biennale 1948. Peggy Guggenheim e Venezia
Presentazione della Tesi di Laurea Triennale in Arti, Spettacolo ed Eventi culturali di Isabel Sofia Krieg.
30 gennaio 2026 ore 18
Interviene Raffaella Perna, Storia dell’arte contemporanea, Università La Sapienza di Roma
Coordina Maria Palazzesi, responsabile attività culturali di Archivia.
Nel 1948, dopo sei anni di sospensione dovuta alla guerra, la Biennale di Venezia riapre i battenti in un’Italia che si affaccia al nuovo ordine internazionale come Repubblica.
L’Esposizione Internazionale d’Arte assume così un ruolo strategico: non solo mostra artistica, ma dispositivo politico e diplomatico, volto a costruire un’identità culturale democratica e filoccidentale nel contesto della Guerra Fredda.In questo scenario si inserisce la figura di Peggy
Guggenheim, collezionista e mecenate americana cosmopolita, che espone la propria collezione nel Padiglione greco, rimasto vuoto per la guerra civile nel paese. Con 136 opere di artisti quali Picasso, Duchamp, Ernst e Pollock, allestite da Carlo Scarpa, il padiglione rappresenta un gesto radicale, la prima ampia presentazione delle avanguardie novecentesche in Italia, capace di mettere in discussione le gerarchie artistiche e di introdurre per la prima volta in Europa l’Espressionismo Astratto statunitense, accanto a cubismo, surrealismo, dadaismo e altre tendenze.
Criticata per il suo stile di vita libero e per le scelte radicali, eclettiche e anticonformiste, “l’ultima dogaressa” è rimasta sempre fedele a un unico principio: dedicare la propria vita all’arte e agli artisti.

