{"id":983,"date":"2024-07-22T19:44:12","date_gmt":"2024-07-22T17:44:12","guid":{"rendered":"https:\/\/archivia.org\/?page_id=983"},"modified":"2026-01-10T10:22:26","modified_gmt":"2026-01-10T09:22:26","slug":"la-storia-di-archivia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/archivia.org\/en\/chi-siamo\/la-storia-di-archivia\/","title":{"rendered":"The History of Archivia"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"983\" class=\"elementor elementor-983\" data-elementor-post-type=\"page\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fbaf596 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"fbaf596\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5a89bd1 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"5a89bd1\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1080\" height=\"349\" src=\"https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350_LA-STORIA-DI-ARCHIVIA.webp\" class=\"attachment-full size-full wp-image-2902\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350_LA-STORIA-DI-ARCHIVIA.webp 1080w, https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350_LA-STORIA-DI-ARCHIVIA-300x97.webp 300w, https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350_LA-STORIA-DI-ARCHIVIA-1024x331.webp 1024w, https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350_LA-STORIA-DI-ARCHIVIA-768x248.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" title=\"\">\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9581f27 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"9581f27\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">LA STORIA DELL'ASSOCIAZIONE<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-944f9eb elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"944f9eb\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>C\u2019\u00e8 un luogo in alcune stanze, della Casa internazionale delle donne di Roma (via della Lungara 19) pieno di libri, di lettere e documenti, di manifesti e volantini, di striscioni, di video e foto. \u00c8 il luogo della memoria storica delle donne, il patrimonio storico dei movimenti femminili e femministi, conservato dall\u2019Associazione ARCHIVIA costituitasi ufficialmente nel 2003, grazie all\u2019iniziativa di associazioni formatesi in alcuni casi fin dai primi anni Settanta del Novecento.<\/p><p>Con questa decisione quel gruppo di donne avvi\u00f2 un progetto culturale di grandissima rilevanza: raccogliere, riordinare, salvaguardare, valorizzare, socializzare i materiali della cultura femminista per diffonderne la sua conoscenza. Un\u2019educazione alla cittadinanza vera, quella che non solo include le donne nel corpo sociale con i diritti politici, ma che d\u00e0 la forza alle donne di decidere del loro destino, del loro corpo, della loro vita.<\/p><p>Un progetto ambizioso ideato dalle donne dei movimenti romani e per le donne di tutti i Paesi e di tutte le Culture. Non \u00e8 un caso che ARCHIVIA, sia nata all\u2019interno di un progetto di pi\u00f9 ampio respiro, la Casa internazionale delle donne, una casa per tutte, dove governa la solidariet\u00e0, la formazione, la creativit\u00e0, lo studio, il dibattito, l\u2019incontro e l\u2019ausilio per tutte.<\/p><p>ARCHIVIA poggia su fondamenta ideali ben solide, \u00e8 cresciuta su s\u00e9 stessa, sull\u2019impegno di donne che credono, pur nella pluralit\u00e0 delle posizioni, nella trasmissione dei saperi e il panorama dei saperi nella Biblioteca di ARCHIVIA \u00e8 vasto, raggiunge anche Paesi lontani dove i diritti delle donne sono ancora calpestati.<\/p><p>Al suo patrimonio storico, formato inizialmente dagli archivi delle associazioni costituenti, si sono aggiunti, nel corso degli anni, i fondi di donne che hanno lasciato tracce consistenti nel tempo e che hanno voluto che tali tracce fossero salvaguardate, riordinate, socializzate e valorizzate dalle donne di Archivia, perch\u00e9 quelle donne riconoscono in ARCHIVIA il luogo naturale dove sar\u00e0 difeso e messo in luce il loro pezzo di storia che incrementer\u00e0 il rapporto con altri pezzi di storia. Molte le iniziative culturali, di formazione e di riflessione che negli anni hanno valorizzato i materiali storici e fatto emergere dai vari fondi modi creativi di parlarne o di mostrarne, come per es. con il prodotto multimediale 1945-2005, Roma, citt\u00e0 delle Donne (2008, con il contributo finanziario di Fondazione Roma) o nel 2015 con il sito e la app Herstory. I luoghi delle Donne (realizzati grazie al bando Innovazione sostantivo femminile con il finanziamento della Regione Lazio). E i vari pezzi di storia, come nella maggior parte degli archivi personali, sono composti da carte, appunti, lettere, diari, agende (le preziose agende di Edda Billi, per esempio), volumi a stampa e materiale grigio, senza soluzione di continuit\u00e0 tra archivio e biblioteca, da trattare con metodologie di ordinamento diverse, ma che vanno insieme a costituire un patrimonio storico prezioso.<\/p><p>I materiali bibliografici e documentari sono descritti in pi\u00f9 reti per dare la possibilit\u00e0 di essere raggiunti da ogni luogo e punto di vista: in SBN, cio\u00e8 nel Servizio bibliotecario nazionale (12.000 schede circa), in \u201cArchivi del Novecento\u201d degli Istituti culturali italiani in via di trasformazione nel portale nazionale del Ministero per i Beni e le attivit\u00e0 culturali e il turismo, dedicato agli Archivi della contemporaneit\u00e0, e nell\u2019antesignana rete specializzata sulla cultura di genere Lilith (ormai purtroppo desueta e in via di recupero in SBN). Ma sul piano dell\u2019integrazione di merito, come in molte fondazioni, associazioni e istituti culturali, Biblioteca e Archivi sono inscindibili in ARCHIVIA. Il patrimonio bibliografico, formato da oltre 30.000 volumi e 600 periodici storici nazionali e internazionali e dalle riviste correnti del femminismo italiano, apre a un vasto panorama tematico necessario per gli studi della cultura di genere: dal femminismo in tutte le sue diverse declinazioni, teorizzazioni e organizzazioni alla storia dei movimenti politici delle donne, dai gender and women\u2019s studies ai diritti, dal corpo e dalla cura alla sessualit\u00e0, sino al pacifismo e alle letterature migranti.<br \/>Nella Biblioteca di ARCHIVIA, vi \u00e8 la \u2018collezione storica\u2019, sezione composta dalle opere del femminismo internazionale edite tra gli anni Sessanta e Settanta del \u2018900, che rappresenta un patrimonio unico in Italia, unicit\u00e0 documentabile nella base dati del SBN. Esempi importanti la biblioteca di Alma Sabatini e la biblioteca del fondo di Simonetta Tosi, rispettivamente per gli studi sulla sessuazione del linguaggio e sulle questioni concernenti il corpo, la salute e la bioetica, due biblioteche che sono inscindibilmente connesse agli archivi delle due studiose femministe.<\/p><p>Tutte ricordiamo le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana risalenti a vari decenni fa, al 1987, di Alma Sabatini, che ci spinge e sostiene ancora oggi dalle sue carte per intraprendere il seguito di quanto lei aveva iniziato, ristrutturare la lingua italiana nel rispetto del femminile. Se \u00e8 vero che la lingua rispecchia la realt\u00e0 culturale e sociale ancora oggi non proprio rappresentativa del soggetto donna, \u00e8 altrettanto vero che attraverso la lingua passa la legittimazione di un soggetto ed \u00e8 quindi fondamentale che una strada importante da seguire \u00e8 quella di far s\u00ec che la lingua italiana assuma nella grammatica e nei suoi vocabolari i criteri di genere, che significa poi la trasposizione nell\u2019insegnamento della nuova lingua nelle scuole, sin dalla prima infanzia, con la conseguente formazione di nuove generazioni che assumeranno come \u201cnaturale\u201d che ci sia un femminile e un maschile. Giungere a questo, cio\u00e8 a distruggere una parte di quei pregiudizi sottesi alla lingua, che fanno s\u00ec per esempio che la donna scompaia nel maschile plurale cos\u00ec come il suo cognome scompariva con il matrimonio fino alla riforma nel 1975 del diritto di famiglia, sarebbe gi\u00e0 una evidente vittoria. Grazie alla nostra sempre viva attenzione e grazie a istituzioni che sono state presiedute da autorevoli donne, come per esempio l\u2019Accademia della Crusca, molto si \u00e8 fatto, ma molto si deve ancora fare. Un\u2019associazione come ARCHIVIA pu\u00f2 rendersi, insieme ad altri istituti e associazioni affini, promotrice, coordinatrice e curatrice di progetti di questo tipo, apparentemente solo editoriali, proprio perch\u00e9 ha il sostegno storico e teorico di quanto \u00e8 gi\u00e0 stato fatto, studiato e scritto da altre donne prima di noi.<\/p><p>Numerosi i progetti e le iniziative realizzati in questi anni, seppur scontrandoci con le difficolt\u00e0 di un settore Cultura che in Italia non permette ad associazioni come la nostra di poter spiccare il volo se non con il contributo volontario di socie e studiose. I contributi delle istituzioni pubbliche pervengono sempre pi\u00f9 esigui e saltuari, a fronte dello stato di maggior benessere dei Centri e Associazioni che conservano e valorizzano la documentazione storica delle donne in luoghi d\u2019Italia con maggior attenzione. Si dovr\u00e0 con determinazione fare in modo che anche la Regione e la citt\u00e0 dove viviamo diventino luoghi attenti e possano anch\u2019essi avere risorse da destinare alla salvaguardia e alla valorizzazione della documentazione storica delle Donne. I \u201ctesori di carta\u201d, volendo ricordare il titolo del primo convegno organizzato da ARCHIVIA dopo la sua costituzione, sono stati i fondi delle associazioni costituenti, divenuti fondi archivistici e librari costitutivi di ARCHIVIA, tanto preziosi da essere tutti dichiarati di notevole interesse storico e culturale dalla Soprintendenza archivistica del Lazio (Ministero per i beni e le attivit\u00e0 culturali) \u201cper l\u2019importanza che [la documentazione] riveste per la storia politica e sociale italiana del \u2018900\u201d (ai sensi del d.lgs. 29\/10\/1999 n.490, visto il DPR 1409\/1963).<\/p><p>Nel corso di questi ultimi anni molte altre donne con legami storici con i movimenti femminili e femministi della seconda met\u00e0 del \u2018900 hanno deciso di donare il loro pi\u00f9 o meno consistente fondo ad Archivia.Tra gli ultimi pervenuti e in corso di dichiarazione, l\u2019archivio della giornalista televisiva Ilda Bartoloni per donazione del marito, della scrittrice e giornalista femminista, socia onoraria di Archivia, Adele Cambria, l\u2019archivio della professoressa e militante antifascista Laura Lombardo Radice Ingrao donato da Chiara Ingrao in rappresentanza degli eredi.<\/p><p>Questo continuo arricchimento di fonti di un\u2019associazione scelta tra altre d\u00e0 la speranza che possa ancora essere messa in atto la finalit\u00e0 culturale di tramandare le fonti storiche delle donne per continuare a formare le donne (e non solo) delle generazioni future. Per questo \u00e8 necessario l\u2019aiuto istituzionale del MIBACT Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali e Turismo in tutte le sue diramazioni e della Regione Lazio proprio ARCHIVIA con i suoi beni librari e archivistici \u00e8 configurata come uno dei luoghi di elezione dei materiali che sarebbero dispersi per la storia delle donne che diedero contributi fondamentali anche fuori dalle associazioni storiche formalizzate come l\u2019UDI il CIF et al. Gli archivi e fondi librari costitutivi, cos\u00ec come gli altri fondi che continuano e continueranno a essere donati da parte di giornaliste, artiste, donne politiche, studiose, militanti, associazioni e cos\u00ec via, hanno diritto a essere tutelati e trasmessi a chi verr\u00e0 dopo di noi. Affinch\u00e9 questo avvenga \u00e8 necessario pensarci oggi. Insieme.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f81feb7 e-n-tabs-mobile elementor-widget elementor-widget-n-tabs\" data-id=\"f81feb7\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-settings=\"{&quot;horizontal_scroll&quot;:&quot;disable&quot;}\" data-widget_type=\"nested-tabs.default\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"e-n-tabs\" data-widget-number=\"260177591\" aria-label=\"Schede. Apri gli elementi con Invio o Spazio, chiudili con Esc e naviga con i tasti freccia.\">\n\t\t\t<div class=\"e-n-tabs-heading\" role=\"tablist\">\n\t\t\t\t\t<button id=\"luogo\" data-tab-title-id=\"e-n-tab-title-2601775911\" class=\"e-n-tab-title\" aria-selected=\"true\" data-tab-index=\"1\" role=\"tab\" tabindex=\"0\" aria-controls=\"e-n-tab-content-2601775911\" style=\"--n-tabs-title-order: 1;\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"e-n-tab-title-text\">\n\t\t\t\tIL LUOGO\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/button>\n\t\t\t\t<button id=\"e-n-tab-title-2601775912\" data-tab-title-id=\"e-n-tab-title-2601775912\" class=\"e-n-tab-title\" aria-selected=\"false\" data-tab-index=\"2\" role=\"tab\" tabindex=\"-1\" aria-controls=\"e-n-tab-content-2601775912\" style=\"--n-tabs-title-order: 2;\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"e-n-tab-title-text\">\n\t\t\t\tLE POLITICHE DI VALORIZZAZIONE\t\t\t<\/span>\n\t\t<\/button>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<div class=\"e-n-tabs-content\">\n\t\t\t\t<div id=\"e-n-tab-content-2601775911\" role=\"tabpanel\" aria-labelledby=\"luogo\" data-tab-index=\"1\" style=\"--n-tabs-title-order: 1;\" class=\"e-active elementor-element elementor-element-b4063b6 e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"b4063b6\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6f0ee69 e-flex e-con-boxed e-con e-child\" data-id=\"6f0ee69\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c120723 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"c120723\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"1080\" height=\"350\" src=\"https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350_luogo.webp\" class=\"attachment-full size-full wp-image-2988\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350_luogo.webp 1080w, https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350_luogo-300x97.webp 300w, https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350_luogo-1024x332.webp 1024w, https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350_luogo-768x249.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" title=\"\">\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7f00bfa elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"7f00bfa\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">IL LUOGO<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-00fb9d7 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"00fb9d7\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Quello che l\u2019Ottocento ha nominato Buon Pastore e oggi \u00e8 la Casa Internazionale delle Donne, nasce nel 1615 come primo reclusorio femminile laico carmelitano dello Stato della Chiesa, denominato Ospizio della S. Croce per Pentite. Vi entravano ex prostitute, adultere, madri nubili, donne con disagi, malmaritate o donne non in regola con gli obblighi religiosi.<\/p><p>Alcuni reclusori (i Conservatori) erano per le pericolanti, (bambine di famiglie sospette di immoralit\u00e0 o eresia, o orfane o vagabonde) talvolta messe nei Rifugi, come alla Lungara. Nell\u2019Ospizio, le Pentite si mantenevano poveramente, cucendo, coltivando l\u2019orto e il frutteto, ricevendo elemosine e piccole doti d\u2019ingresso.<\/p><p>Nella seconda met\u00e0 del Seicento l\u2019Ospizio divent\u00f2 il Monastero della S. Croce, prima fondazione del nuovo ordine delle Agostiniane Convertite Riformate o Oblate della Penitenza. Le Oblate vivevano un\u2019esperienza di stampo teresiano e le loro educande vivevano in silenzio e in preghiera, catechizzate, alfabetizzate e addestrate nei lavori di cura o lavori donneschi. Una situazione immutata per tutto il Settecento.<br \/>Ridotte a pochissime, nel 1802 le Oblate misero il Monastero a disposizione del Collegio dei Parroci, che v\u2019intern\u00f2, a suo criterio, adulte e bambine dirette, con criteri volontaristici, da un Patronato di Dame.<\/p><p>Nel 1838, il Cardinal Vicario Carlo Odescalchi affid\u00f2 la gestione all\u2019ordine vandeano \u201cNostra Signora della Carit\u00e0 del Buon Pastore\u201d. L\u2019ingresso delle suore francesi avvi\u00f2 un profondo cambiamento nell\u2019organizzazione del carcere monastero, diventato Monastero del Buon Pastore e reclusorio del Tribunale del Cardinal Vicario e, nel 1854, con l\u2019ampliamento dell\u2019edificio, carcere statale dove si scontavano ergastoli e lavori forzati. Entrarono nelle sue celle recluse di altri carceri femminili, patriote e filosofe perseguitate per le loro idee, suore di cui gli ordini volevano liberarsi e donne in transito verso o da il manicomio.<\/p><p>Nel 1895 il Regno d\u2019Italia trasfer\u00ec il carcere statale a Regina Coeli e affid\u00f2 la gestione della struttura (diventata un Riformatorio femminile e abitata solo nell\u2019ala secentesca) a una serie di Opere Pie che proseguirono l\u2019operato delle suore. Il Riformatorio monarchico divent\u00f2, con la Repubblica, un Osservatorio minorile (Osm), mentre la vendita dell\u2019edificio al Comune di Roma (1941) da parte dell\u2019Opera Pia, si concluse con varie cause legali nel 1983. Quello stesso anno, l\u2019edificio fu assegnato \u201ca finalit\u00e0 sociali, con particolare riguardo alla cittadinanza femminile\u201d e destinato dal Comune, in parte, al Centro Femminista Separatista, costituito da dieci Associazioni e gruppi che in cambio lasciarono la Casa della donna occupata di Via del Governo Vecchio.<\/p><p>Dopo l\u2019occupazione del 1987 \u2013 da parte di gruppi e associazioni di donne \u2013 dell\u2019ala seicentesca assegnata dal Comune all\u2019Ente S. Croce alla Lungara e la lunga trattativa per il restauro e la destinazione dell\u2019edificio all\u2019associazionismo femminile, nel 2002 \u00e8 stata finalmente inaugurata la Casa Internazionale delle donne nella quale ha sede Archivia.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div id=\"e-n-tab-content-2601775912\" role=\"tabpanel\" aria-labelledby=\"e-n-tab-title-2601775912\" data-tab-index=\"2\" style=\"--n-tabs-title-order: 2;\" class=\" elementor-element elementor-element-979315d e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"979315d\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4322a9a e-flex e-con-boxed e-con e-child\" data-id=\"4322a9a\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-699b6d7 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"699b6d7\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"1080\" height=\"348\" src=\"https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350-politiche-di-valorizzazione.webp\" class=\"attachment-full size-full wp-image-2989\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350-politiche-di-valorizzazione.webp 1080w, https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350-politiche-di-valorizzazione-300x97.webp 300w, https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350-politiche-di-valorizzazione-1024x330.webp 1024w, https:\/\/archivia.org\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/1080x350-politiche-di-valorizzazione-768x247.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" title=\"\">\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-51efc8f elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"51efc8f\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">LE POLITICHE DI VALORIZZAZIONE<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-29d54a2 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"29d54a2\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Le numerose iniziative \u2013 convegni, mostre, incontri con le scuole, rassegne di documentari, presentazioni di libri e di tesi di laurea e dottorato, la promozione della lettura anche attraverso la rubrica on line LeggeRete a cura della socia prof. Stefania Zambardino \u2013 hanno portato alla visibilit\u00e0 e al riconoscimento dell\u2019Associazione sempre pi\u00f9 estesi e consolidati.<br \/>Un forte incremento dell\u2019utenza ha caratterizzato l\u2019andamento dal 2005 in poi. Molte le studenti e le laureande e inoltre un\u2019utenza diversificata che va dal docente di storia dell\u2019Universit\u00e0 di Sydney alla regista che conduce una ricerca di fonti per girare un documentario RAI, dall\u2019architetto che lavora sui luoghi di reclusione delle donne alla studente liceale che scrive una tesina su Elsa Morante, dalla laureanda in Conservazione della carta alla ricercatrice americana che vuole approfondire i temi del femminismo degli anni \u201870 e cos\u00ec via. A tutte\/i ARCHIVIA fornisce materiali, bibliografie, consulenza e contatti.<br \/>Per sostenersi economicamente oltre le quote delle socie, ARCHIVIA presenta progetti, partecipa a bandi con alterne fortune, pu\u00f2 contare su una partecipazione lavorativa qualificata di socie e consigliere. Fondamentale \u00e8 stato il finanziamento iniziale della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, oggi Fondazione Roma, cos\u00ec come sono stati importanti gli interventi non sempre regolari di Istituzioni quali il Ministero per i beni e le attivit\u00e0 culturali, la Regione Lazio, il Comune di Roma, la Commissione delle Elette del Comune di Roma. Altrettanto significativi per la sua esistenza sono stati i contributi di singole donne, del Trust Nel nome della Donna, del Tribunale 8 marzo, della CGIL Esteri, della Fondazione Una Nessuna Centomila e del Mediterranean Women&#8217;s Fund; il sostegno e il riconoscimento della Soprintendenza Archivistica del Lazio, del Polo dell\u2019Universit\u00e0 di Roma La Sapienza per SBN, della Tavola Valdese, e della europarlamentare Pasqualina Napoletano.<\/p><p>ARCHIVIA \u00e8 al centro di una rete di relazioni tra passato e presente, tra donne organizzate, autonome e amministrazione locale e nazionale; istituzione essa stessa in stretto rapporto con la Casa Internazionale delle Donne, che suggerisce, prima nell\u2019immaginario del femminismo romano, ora nella pi\u00f9 vasta realt\u00e0 nazionale e internazionale, un modo diverso di attraversare la cultura e di fare storia. Le donne che presero a suo tempo l\u2019iniziativa hanno lasciato e lasciano ogni giorno una loro grande traccia avendo pensato ARCHIVIA: Anita Pasquali, Ines Valanzuolo, Edda Billi, Gabriella Gianfelici, Maria Paola Fiorensoli, Costanza Fanelli, Maria Pia Pietrantoni, Giovanna Olivieri e Patrizia Sterpetti. A loro va in primo luogo il nostro grazie. Dietro di loro tante donne tra le quali tutte noi, le socie e molte socie onorarie di Archivia che accolgono, formano, continuano a raccogliere materiali che possono aiutare a intessere il filo della memoria.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA STORIA DELL&#8217;ASSOCIAZIONE C\u2019\u00e8 un luogo in alcune stanze, della Casa internazionale delle donne di Roma (via della Lungara 19) [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":366,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"site-sidebar-layout":"no-sidebar","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"full-width-container","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"disabled","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"class_list":["post-983","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/983","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=983"}],"version-history":[{"count":175,"href":"https:\/\/archivia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/983\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8358,"href":"https:\/\/archivia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/983\/revisions\/8358"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/366"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=983"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}